Perché l’orso ritorna a vivere nelle valli e nei boschi della Carnia?


All’inizio del XX secolo, l’Orso viveva tranquillamente in tutta la catena montuosa delle Alpi; prediligeva le foreste ricche di sottobosco in una fascia di altitudine compresa tra i 700 e i 1800 metri s.l.m. anche se, ogni tanto, si concedeva qualche passaggio a valle o sulle quote più elevate.
Il progressivo espandersi delle attività umane, la scomparsa di zone selvagge e la caccia, avevano portato quasi all’estinzione del plantigrado.
Ora, sono numerosi gli avvistamenti anche nelle valli e nei boschi della Carnia.

La domanda che tutti si fanno è: “Dobbiamo avere paura?”
Avvistare un orso è molto difficile. Innanzitutto a causa delle recenti abitudini prevalentemente notturne e, in modo particolare, perché l’animale teme l’uomo e fa di tutto per starne lontano.
L’Orso non è un animale sociale (quanti amici “solitari e schivi” li chiamate “orsi”?) e trovarselo davanti non farà certo piacere.
State comunque certi che, mentre voi inizierete a scappare da una parte, lui inizierà a correre dall’altra (su brevi distanze, può raggiungere anche i 45 km/h).

Foto tratta dal video di Gianni Fachin “Via delle malghe carniche – Karnischer Almweg”

Nonostante appartenga all’ordine dei carnivori, l’orso bruno deve essere considerato un onnivoro; in effetti, vivendo soprattutto nel sottobosco, (dove trova la necessaria tranquillità e gli alimenti di cui si ciba) si alimenta in maniera prevalente di vegetali (germogli, foglie di arbusti, gemme e frutti di bosco), insetti (principalmente formiche e api) e di carcasse di animali.

Tuttavia, nonostante la dieta sia prevalentemente vegetariana, la fame e il suo istinto lo portano, qualche volta, a comportarsi da predatore (qualche visita agli ovili, una scorribanda nei frutteti, una piccola devastazione agli alveari, ecc…).

Le foto dell’orso sono tratte dal video di Gianni Fachin “Via delle malghe carniche – Karnischer Almweg” (Il DVD è prodotto da Turismo FVG “ www.turismofvg.it ” e realizzato da IMBELLINUM info@imbellinum.it )

 

Pozzi e trappole
(da un articolo di Valerio Puicher apparso su “tuttomontagna n. 23 – ottobre 1998”)

Attraversando una piccola valle della Carnia ricoperta da faggi secolari denominata Malasone (mala-zona) ci si imbatte in un “pozzo”, da sempre conosciuto come la “bûse dall’ors”. Fino a qualche anno fa la cavità era completamente occlusa da fogliame sedimentato con il passare degli anni. Un volontario con l’intento di scoprire l’originaria destinazione d’uso, nonché le ragioni che hanno indotto la costruzione del manufatto, lo ha ripulito e dalle misurazioni è emersa una sagoma interna molto  interessante. Dai racconti degli anziani del paese il pozzo sino alla fine del secolo scorso veniva utilizzato per catturare gli orsi ancora presenti nella zona: infatti c’è chi conferma che sua nonna avrebbe assistito all’uccisione di ben tre esemplari e che, ogni cattura, veniva segnalata alla popolazione mediante il suono di una campanella, ormai rimossa dal campanile del paese.
Recenti ricerche hanno dimostrato che trappole con le stesse caratteristiche costruttive sono presenti nella Valle d’Aosta ed in alcune località della Svizzera, ma a differenza della “bûse dall’ors” queste venivano utilizzate per catturare lupi sino alla metà del XVIII secolo.

la sezione del pozzo "bûse dall'ors" nel comune di Raveo (Parco delle Colline Carniche – Provincia di Udine)

La mancanza di reperti testimoniari, non esclude la possibilità di accreditare il manufatto alla presenza di un interessante insediamento preromano di recente scoperto nelle vicinanze. L’analisi in negativo della sezione del pozzo riporta alla mente le forme dei vasi quadrati di origine celtica. Se poi ci addentriamo nelle favole mitologiche di questi popoli, ed in particolare ai rituali di rigenerazione, non possiamo non citare i passi di un noto studioso dell’argomento, quando i un suo libro cita “… la pira era primitivamente costruita a forma di capanna, con i ritagli di canapa e sormontava una fossa scavata nel suolo.
Si conoscevano di tali siti sotterranei, più spesso a forma di bottiglia.”
Tornando alla realtà il pozzo potrebbe aver assunto, sin dalla sua realizzazione, funzioni di cisterna d’acqua per soddisfare le esigenze di qualche fabbricato rurale presente nella zona e del quale il tempo ha cancellato le tracce, o di ghiacciaia.
Tali ipotesi fanno emergere dubbi sul punto di ubicazione, in quanto i pozzi artesiani di solito si trovano al centro di avvallamenti di raccolta e non su terreni in leggero pendio come quello in esame: per quanto riguarda la ghiacciaia, pare molto bassa la quota altimetrica per l’accumulo di neve utilizzabile ai fini della formazione del ghiaccio, da utilizzare nei mesi estivi.
Soltanto ricerche sistematiche potranno fornire risposte soddisfacenti agli interrogativi che vengono posti sulle cause che hanno determinato la sua realizzazione.
Intanto per precauzione, la cavità è stata coperta con una griglia metallica e segnalata alla Soprintendenza archeologica quale elemento storico meritevole di tutela e conservazione.

IMBELLINUM – Produzioni Video Televisive – info@imbellinum.it 

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Furlàns di Romania


La copertina del DVD realizzato da Gianni Fachin

Intorno al 1870 emigrarono dal Friuli – Venezia Giulia in Romania molte persone specializzate; era questa un’emigrazione stagionale, temporanea o pendolare. I mestieri praticati erano quelli di boscaioli, scalpellini – tagliapietra, carpentieri, muratori, piastrellisti, fabbri, agricoltori e altri, che vennero impegnati nei lavori delle costruzioni ferroviarie di fine e inizio secolo.
Nel decennio 1870-1880 erano presenti qualche centinaio di persone, mentre nel decennio successivo c’erano già circa 6.800 persone; nel primo ventennio del XX° secolo c’erano in Romania oltre 60.000 persone di provenienza del Friuli – Venezia Giulia e del Veneto.
Gli emigranti provenivano da tutte le province della Regione: Udine (Gemona del Friuli, Buia, Osoppo, Maiano, Forgaria, Pontebba, Malborghetto, Raveo, Prato Carnico, Ovaro, e Comeglians), Pordenone (Solimbergo, Sequals, Frisanco, Poffabro, Andreis, Vals, Tramonti, Barcis, Claut e Maniago,), Gorizia (Gorizia, Cormòns e Gradisca) e Trieste.
Questi nostri progenitori, grazie all’isolamento, hanno conservato i dialetti del tempo, mantenendo sostanzialmente la specificità delle varie località di appartenenza; questa tenace conservazione linguistica viene mantenuta soprattutto in località alquanto isolate che non ebbero più contatti con la regione di origine.
Nei luoghi dove ci sono stati gruppi importanti e consistenti di gente e famiglie friulane si sono conservate ancora diverse tradizioni delle località oriunde quali il purcitâ, (come ancor oggi, anche all’interno di queste comunità, viene chiamata la lavorazione delle carni di maiale) le feste di carnevale, i canti, le poesie, il modo di costruire le case, di coltivare la terra, di lavorare nelle cave e nei boschi…